Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

... - 740 - le monarchie del Mezzodì distruggono l'antica toro costituzione ora deludendo i pontefici con subdoli appelli ad un conciliofuturo, ora dichiarandosipro-- tettrici della Chiesa, quasi supponendola111inorenne, ora opponendo cavillosamente il temporale allo spirituale, come poteri contradittorj ed incompatibili. Così finisce tra le ribellioni la concordia dei poteri inaugurata da Cristo come già finival'anteriore loro concordia inaugurata da Diostesso nella famiglia di .Adamopoi scissa in nazioni. Questo fu l'ultimo anelito della politica italica che n1oriva come era nata combattendo àl seguito del papa e dell'imperatore.Quantunquepiù profondo,più ingegnoso degli altri politici del XVIII secolo, lo scrittore veneto rimaneva oscuro e la nostra letteratura ditnenticava le sue teorie; troppo er·a oran1ai l' Italia estranea al di lui assunto , troppo era egli oltrepassatodal motogenerale delle nazioni. E difatto se egli aveva ragione di proclamare categorican1ente l'eterna distinzione dei due poteri, delle idee e degli interessi, se egli aveva ragione di chiedere la con• cordia loro in ogni alto sociale, se a buon diritto consideravacome disastrosa la loro lotta od anche la loro semplice separazione, se giustamente ogni disordine sociale si poteva imputarealla discordia tra la ragione e la forza, se il destino voleva che egli considerasse l'Italia ne11aconcordiao nella discordia della sua doppia tradizione pontificia ed imperiale, se gli era forse concesso di dubitare della salvezza della patria nell'eventualità che un capo riunisse in sè le prerogative del pontefice e dell'imperatore, a torto poi egli considerava la concordante dualità stabilita da Costantino, da Carlo Magno e da Ottone

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