Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 738 - sapete altresì che nel sosteneregli asili, i conventi, i feudi e l'intero medio evo, egli parlava il linguaggio della scienza e che invece di leggereun prete scorrendo i suoi libri si legge sempreEuclide.Affrontando l'argomento della politica, egli offreaperta battaglia ai suoi avversari, accetta il campo stesso da loro scelto e si propone appunto di esaminare se la religione e la politica debbano congiungersi o separarsi, astrazione fatta da ogni questione dì fede. Il confonderlesarebbe, dice egli, confondere il potere legislativo coll'esecutivo. Abborrite voi forse la libertà che distingue queste due parti di ogni governo cittadino? aspirate voi alla felicità del governodespotico? avreste voi il coraggio o l'idiotismo di proclamarlo? No certo, la libertà è dogmamoderno, anche falso nessuno se gli oppone, anche predicando il despotismo, Goranivuole la libera stampa, la guardia nazionale, le leggi liberali, brevemente i poteri divisi. Ma se la libertà sta nella separazionedei poteri, prosegue Ortes, convien che la società intera obbedisca a due distinti ministeri, l'uno di religione, legisla- · tivo ed inerme, l'altro di politica esecutivo, ed armato; la religione senza il braccio che le abbisogna non ha senso; la forza senza l'idea che l'illumini non ha valore e sarà, teoricamente parlando 1 libera e normale solo quella società nella quale i cittadini non obbediranno se non ai due poteri concordi e distinti , cessando l'ubbidienza al cessare della loro unione. Ciò stabilito Ortes fa girare l'orbe antico ed il moderno sul cardine di questa distinzione; condanna gli Ebrei interamente subordinati ai loro sacerdoti; non perdona ai pagani presso di cui gli eroi sovra-

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