Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 737 - 1 della penisola. Lo stesso Misogallo d'Alfieri, scritto dopo il 93, assale la Francia, ma non difende l' Italia. Chi ne ricorda il gran patto federale? Qual poeta, quale istorico richiama il senso de' nostri antichissimi poemi? Pilati, Beccaria, Filangeri sanno essi di essere italiani? Il loro merito sta nell'ignorarlo. La stessa religione sì facile a commuoversied a trovare frasi imponenti e solenni nei ripostigli delle sue ricche tradizioni, più non si ricorda del nostro passato, più non si difende contro le funeste necessità del progresso; e gli uomini che voglionocontinuare HBozioo il Botterocadono in tali volgaritàche la penna si rifiuta a scrivere i loro nomi. Io vi sfido, o Signori, di leggere, se lo potete, le prose sacerdotali del Cesti e del Coppa, o La verità senza velo stampata a \r enezia, o La politica accomodatacol J"''angelo, pubblicata parimenti a Veneziada un altro anonimo, o La vera politica del Blandini che « non )) biasima, dice egli, non morde, non punge alcuno, » anzi venera chiunque presiede ai governi, persone » tutte rispettabi!i per senno, per pietà e per giusti- >> zia. » Il Tosini , prova essere stata l'Italia sem- . pre libera sotto Augusto, sotto i cesari, e sotto i pontefici, e combatte sì scioccamentel'impero che <là la voglia di difenderlo. Il solo retrivo di alto ingegno è GiammariaOrtes, il quale pubblica anch'esso un libro Sulla religione e sul governo, trattando dello stesso soggettodi Con1azzi e di Gorani. Voi conoscete Ortes di nome, · voi sapete eh' egli è l'ultimo veneziano, il grande economista, il cui sistema profondo ed originale collegavasi colle antiche tradizioni della nostra penisola conculcate dai filosofi del secolo XVIII. Voi

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