Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 733 - idee e colle mode francesi. Matanta bontà concittadina, tanti meri ti letterarj non poterono trattenerlo in Lomhardia; un ìndo1naùile pre3entin1ento lo spinse a viaggiare, a visitare le città italiane, a perscrutare le for·zeancora sconosciute dei filosofifran~esi: nel t 789 noi lo trovia1no·ar1na10da capo a piedi di scienza, di cognizioni, di risolnzione, e quattro anni più tardi r1talia gli si _svelacome mai ne~sun storico, nessun viaggiatore l'aveva immaginata. Allora la scorge subitamente invecchiata, decrepita, cadente; allora il Vaticano pericolante, la Toscana filosoficamenteimpotente, il Mezzodìsotto i lazzaroni e le repubbliche o monastiche, o avviz!~te, sp?..rse qua e là," in mezzo a cadaveriche signorie, gre1nite di frati e di cicisbei, gli appajono quasi simili a Retegno, la repubblica dei ladri con scuole di furto e diplomazia di 1nanutengoli, e allora egli pubblica le sue Memorie, dove dipinge r Italia ai Francesi coi caratteri e cogli uornini, esattamente quali dovevano entrare in scena sotto la spinta di Parigi.·. Mai non si vide Jibro più fatidico, senza la pret~nsione della profezia; non par vero com~ potesse egli far pre~sentil'e nell'Italia del t 793 i fatt.i accaduti in Rorna, in Milano, in Napoli sei anni più tardi; Fei·dinando IV, la sua mala consorte, i nobili di ogni città, i preti di Roma già dettano gli ordini che dovranno disonorare per sempre l'Italia, già trionfano tra stragi che assolvono anticipatamente ogni più dì~perata vendetta. Già si vede che la patria non sarà salvata da alcun regio nè da • alcun repubblicano, che la sua illimitata corruzione autorizza l'e~trema necessità del più feroce despotismo, e che il despotismochiede la dittaturaed anzi la conquistadella Francia sola capace di fulminarele

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