Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 732 - \) dagli inviluppati avanzi del vacillante romano im- ~ perio diven1re preda del clero; nè gli esempj drlla • più nefanda barbarie a,Tcbbero oscurati i regni » stessi di Nerone, di Domiziano e dì Caracalla. • Lo scrittore milanese invoca quindi la filosofia perchè compia la riunione della politica. colla religione; la chiama sostegno del trono, conservatrice della libertà e felicità delle nazioni; ad essa, secondo lui, spetta di armare i cittadini colla guardia nazionale, di il luminari i colla libera stampa; di con~ociarli col diritto di libera adunanza, di umanizzarli coll'abolizione della tortura, della pena di n1orte e di rassicurarli divietando il celibato reiigioso, i doni alle chiese, le adunanze ecclesiastirhe e quelle franchigie de' grandi che servono loro come di baluardi e fortezzeper insidiare ogni progresso. Nè si fern1a il Goranì a queste riforme, che potrebbero dirsi Giuseppine; in altri libri sull'educazione e sui gove1·ni prosegue egli la sua guerra contro ran tica società scolastica e feudale, camrnina di concerto coi filosofi francesi, ne parla il linguaggio, ne ripete le idee, ne accetta i doveri, e se respinge la libertà assoluta e l'eguaglianza ut"opisticaperciò solo le re~pingc, che mirando non a stampare vani libri, ma a compiere una profonda rivoluzione,gli convien imprigionare la sua propria filosofianella forma del de3poti~moche crede la più efficace. Nato nella società molle ed intelligente che stampava a Milano la Rivista detta del Caffè, Gorani era amico del filantropico e pigro Beccaria, e conversava coi fratelli Verri, tra i quali r autore dPlle Notti romane -distinguevasiper la signorile perples5ità con cui combinavale vecchie discussioni italiane colle

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==