Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 724 - chieste di Roma, gli ordini del marchese d' Ormea primo ministro del re, le risposte de' suoi governatori di Milano e di Savoja, l'impegno generale nell'_insidiare l'esule di Ginevra, Je mene di un Gua~taldi, uomo infame , che s' insinua nella sua coafiJenza per tradirlo, e si assiste al giorno infausto in cui Giannone passando la frontiera di Savoja, vi si trova sorpreso, rapito, amn1anettatoe gettato nelle fortezze del regno, dalle quali più non gli è concesso di uscire. I suoi carcerieri sono sì felici che pervengono ad imprigionare non solo la sua persona rna lo stesso suo pensiero : si smarrisce la sua grand' opera del Triregno, la seconJa fase della sua carriera, il più gran sviluppo del suo sistema rim1ne un mistero per i suoi contemporanei, rin1ane ancora un de~iderioper la letteratura nazionale , e la sua ritrattazione dinanzi agi i inquisitori ce lo mostra moralmente assassinato. Sarà egli veramente morto, assolutamente perduto per noi? No. La piì1 formale sua ritrattazione consiste nel suo Commentoscritto nella cittadella di Torino, snlle Deche di Tito-Li\'io,e dedicato al re co!'fle ammenda onorevole de' suoi passati errori, cioè della Storia civile e del Triregno. Ma appunto quest'ammenda lungi dal perderlo rappresenta lHl nuovo sviluppo della sua dottrina, una terza ed ultima fase della sua vita intellettuale, uno sforzo disperato per attuare il suo sistema col mezzo del la casa di Savoja. Vistosi perduto, in balia del re, senza sostegno nè a Napoli, nè a Vienna egli ricomincia, per così dire, la carriera adrlitando I' idra di Roma ai signori di Toriuo affinchè la sch.iaccino sotto l'invasione di un regno italiano. Il perchè sempre propug.natore deJJa •

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