Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 721 - dapprima che dovevasi entrare in una fase preparatoria di lotte e di dolori e sorse la gran chhncra del millcnio, specie di interv:lllo favoloso tra l'era dell'infelicità e quella della felicità. Poi vennero i teologi eh iedendosi dove fosse il cielo; come dovessero risuscitare i ·corpi, se la risurrezione dovesse essere reale o metaforica, se l'anima potesse sopravvivere al corpo, essere felice senza gli organi dei sensi, vi\"eretra le delizie staccata da noi; si disputò ·sulla natura degli angeli, del cielo, dell'inferno, della redenzione e del Redentore, e si costituì la più stolta, la più terribile delle tirannie, quella che regolò ogni con~etto della mente, ogni motodell' anin1a,togliendo ogni libertà al pensiero ed ogni schiettezzaalle leggende oramai stravolte da mille stravaganze metafisiche. Finalmente ali' epoca di S. Gregorio il Grande, si credette ali' ammissioneimmediatadei giusti in cielo; ed allora il cristianesimo subì la gran rivoluzione che rese inutile·. il secondo avvento, la risurrezione dei morti, il git1diziouniversale e l'intero dramma del cristianesimoprimitivo. Poichè le anime si innalzavano immediatamente in cielo o cadevano subito nell'inferno, a che il giudizio universale'/ non riducevasi forse ad un' appendice poetica e favolosa? Le anime non erano esse giudicate nell'istante della morte? La loro sentenza non era forse in1n1ediatamente eseguita'/ La risurrezione dei corpi non diventava forse superflua? Non uscivano esse di pieno di• ritto, dal mondo, dalla natura 'l Non andavano esse a fruire di una felicità tutta incorporea e di un paradiso che non aveva bisogno dell'antica persona 't E perchè rendere il· cadavere ad anime già dannate, già tor-

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