Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 720 - lodie, le prospettive , i cibi , gli odori di cui godiamo sul la terra. Si decanti pure la passione di Cristo,prosegueGiannone, si celebri pure la sua morte; poco importa che predichi di lasciare la famiglia, i beni , gli amici, i processi; che consigli di nulla possedere, di non litigare, di amare i nemici, di non vendicare le ingiurie, di vivere in uno Stato di ascetismo incompatibile colla nostra natura. Sono questi gli obbligli di una Jotta momentanea, di una lotta che egli dichiara impossibile senza l' ajuto di Dio e immediatamente la rimunera annunziando il suo prossimo ritorno, un secondo avvento nel quale regnerà maestosamente su tutti gli uomini e su tutte le cose vincendo per sernpre il genio del male. Il mondo che egli cornbatte non è adunque il rnondo della natura, ma quello di Roma, quello del suo tempo; egli combatte il suo secolo o il secolo come dicesi ancora adesso; gli apostoli lo attendono ad ogni istante, i primi cristiani credono fermamente che ritornerà durante la loro vita, e i primi padri aspettano con ansia l'incendio della terra, la risurrezione dei morti, il giudizio universale e il regno di Dio. Tale era il regno celeste e s'intende come inanimando ogni umano istinto potesse creare gli eroi, i martiri, i taumaturgi che trasformavano il mondo romano e rovesciavano tutti gli idoli delle antiche na• zioni. Ma presto, soggiunge Giannone, i cristiani si stancarono di attendere un messia incapace di mantenere le sue promesse; l'eccidio di Gerusalem1nescoraggiava coloro che attendevano al contrario l'eccidio di Roma, e allora cominciò a spuntare il terzo regno dei dubbj, dei sofismi e dei raggiri. Si immagini,

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==