Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 718 - Difatto a capo di dodici anni egli trovasi l'autore del gr~n libru ùt~l Trireano, dove universalizza le idee <iellasua Storia civile, commentandole opinioni di ì\facchiavelJ i con tale vigore, con tanta ampiezza, con sì 1n:>d1Jrnearudizione che lasciato addietro ogni suo predece.:;soreegli s' innalza al disopra di ogni politico conte1nporaneo.Quell'antichità tutta mondana di cui erasi invaghito ì1 secretario della repub• blica di Firenze, quel suo desiderio di una religione tcrr~stre, pagaua, pra~ica e guerriera, quel suo disprezzo per la religione cristiana che aveva invilite Je genti promettendo loro il cielo pe·rchèlasciassero la terra ai potenti, quella sua ammirazione per gli eroi della fierezza pagana, quella sua avversione per i santi dell' u.nil tà cristiana diventano d'un tratto nel libro di Giannone un sistema istorico, un giudizio filosofico sui culti antichi e moderni , una_ scienza comparata delle religioni, una norma imperiosa per i futuri governi. Se Io evocate,scioltidalle minute inquietudini della filologia vedete sorgere dinanzi a voi i tre mondi di una nuova epopea nernica di Dante. In primo luogo vedete il mondo antico, il regno terreno, i pagani dalle religioni materiali, adoratori di divinità terrestri, anirnati dalla speranza di una felicità sensibile, sostenuti da promesse di beni positivi, cui si contrap. pongono maledizioni egualmente positive. Nessuna regione trasmondana serve di sottoscenaalla natura; nessun spirito immateriale si fa giuocodelle leggi dell'universo; e glì Egizj conservano i loro morti nelle piramidi come per prolungarne.la vita, gli Ebrei sono intenti alla conquista deIla terra promessa, i Greci ed i Romaniobbedisconoad una mitologiaridente,

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