Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

' - 7i7 - legi, delle legazioni, delle scomuniche, dell' inquisizione, degli ordini religiosi, degli errori popolari; ogni flagello sacro cadendo sulla terra incantata del Mezzodì, vi si trova deriso senza il cenno di un sorriso, vilipeso senza l'on1bra di un'ingiuria, e tale è la naturalezza della critica che mentre la lettera ferisce la religione solo nelrabu5o, lo spirito ne mostra l'abuso inseparabile dall'uso. La Storia civile destò tal orrore nella superstiziosa Napoli, che ogni ceto di persone se Je scagliò contro, il nome di Giannone diventò un'ingiuria su·lmercato, l'autore più non potè mostrarsi nelle vie ed ultima• mente l'ira di S. Gennaro 1ninaccianùodi rifiutare in odio suo il solito miracolodella liquefazionedel sangue, egli dovette sottrarsi colla fuga ai furori del popolo. Da qucst' i5lante egli s'invola per sempre a' suoi concittadini, a"suoistessi comtemporaneicui sololascia la Storia civile; p1ù non possiamoseguirlo se non col mezzo delle maledizioni e delle confutazioni lanciategli còntro da' suoi nemici; quanto ci rimane di suo è poslurr10o inedito quasi fosse egli morto. Consultiamo adunque i documenti: dove è il gran proscritto? Le opere postume lo mostrano a Vienna inteso a difendersi coll'erudizionee colla sitira, e benchè l'abitudine del foro e della trattazione scolastica spargano sulla sua apologia il velo dì un'esposizione dozzinale, tal nebbia non impedisce di discernere lo splendore di un ingegno poeticamente creatore: le penitenze , le indulgenze, i frati , le censure ecclesiastiche, tutti i prosaici congegni del dominio religioso nelle sue mani stanno ad ogni tratto per trasformarsi in una nuova scienza che punto non sospettava l' infelice Radicali.·

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