Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

, - 70 - siasmo della crociata in terra santa; essa moltiplicavasi nella moltitudine terribile de' bimani che pullulavano in ogni cittàcol dirittodell'eguaglianzae colla pretensione di essere governo; essa estendevasi straripante per ogni dove colla democraziadi Firenze, di Milano, di Pisa, di Pistoja; ogni villano che giungeva al gran Consiglioparteggiava inconscienteper BonifazioVIII, sosteneva l'utopia dei guelfi contro tutta l'Europa, dava vita ed anima al dominio che pretendeva di regnare su tutti i re della terra. I capi tremavano, i tiranni impallidivano,ma i popoli esul, tavano e avesse dovutoperire il mondo e svanire la scienza, il villanovolevaesercitareanch'esso l'eterno diritto di guerra, col quale tutti i viventi conquistano il loro spazio sulla terra. _ Dice con lugubre scherzo la monaca del Monferrato che alla vigilia di entrare in Alessandria · il marchese Guglielmoaveva visto in sogno innumerevoli belve che lo atterravano,lo calpestavano~lo sof-- focavano e l'obbligavano a rendere l'ultimo sospiro, e difatto l'illustre guerriero soprafatto dall' insurrezione cittadina, rinchiuso in una gabbia di legno,. moriva fatto trastullo de' suoi più disprezzatinemici. Si direbbe che l"ultimopensiero,l'ultimosuo anelito trasmesso al genio ,di Dante chiedevendettaal cielo contro la moltitudine trionfante nella propria ignoranza. Maperchè cederebbe essa alla scienza ? E che le cale degli studiosi di Averroe e di Avicenna? D'onde ·avrebbero essi il . diritto di regnare? in che sovrastano alla religione cui professano rispetto, ai popoli cui protestano amore e alla pubblica volontà di cui diconsi ministri? qual diritto traggono essi dalla loro orgogliosa filosofia che corre di sistema

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