Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 715 - poi avendo dato al suo re alcun i consigli sugli asili, sulle nomine dei vescovi e sui beni della Chiesa, vedesi esig1iatodal Piemonte, spogliato -aa una confisca, ridotto a I la più profonda miseria, nella quale finisce la vita dopo di essrre stato perseguitato anche in Ingh.ilterra,dove il clero gli mostravaquanto distasse ogni filosoficoconcettodalla libertà regia e religiosa di cui godono Je più privilegiatenazioni. Di mente più imrnaginosae più ricca d' invenzioni uno scrittore napoletanoprogredisce più risolutamente nella guerra contro il fàlso potere della Chiesa, e voi sarete forse attoniti di intendere qui il nome di Pietro Giannone, il celebre istoricodel regno di Napoli, l'infelice scrittore che moriva a due passi da quest'aula, nella cittadella di Torino, dove passava gli ultimi dodici anni della vita sua. ,r oi sapete come fosse timido, semplice, onestamente penetrante, sovverchiamentedabbene, facile alle ritrattazioni, pronto ali' osseq~io e costantemente ortodosso nello stile e nella condotta per modo che volendo celebrare la pasqua ·in un villaggio cattolicoperdeva la sua Ubertà; ma Sarpi e Campanella vi hanno insegnato come spesso le apparenze ingannino e le sue · .· opere a~cora inedite ci svelano tale ardimento, sì ampia concezione e senso sì profondo in ogni suo scritto, che ben possiamo dirlo l'uno dei genj sconosciuti della politica italiana. Il suo concetto è di sopprimereinteramente il potere spirituale, di sepellirlo sotto i dettati del diritto romano, e di distruggerne l' abborrita memoria,confidando la società se non ai filosofi desiderati dal Doria, se non ai capi lasciati passare dal ·v·ico, se -non ai capricci delr umoristico Comazzi, almeno a' ,

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