Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 696 - conclavi, i ragg1r1 di Roma; do1nani la sua penna vi scortica i Barberini devastatori del Coliseoed avvelenatori della truppa a cui forniscono pane misto di calce; qui vi parla di Dona Olimpia, dei signorj nipoti, del ·cardinal padrone e delle scene eroicomiche della Chiesa in baldoria; la Pasquino e Marforio vi fanno scoppiare dalle risa ragionando di Sisto V, della fede e della n1iseria generale. Poi .vedete come in un panorama, la corte di Madrid, le sue grandezze e Filippo II., il tristo tiranno dei due mondi; scorgete ritalia regnante colle sue popolazioni,Je sue truppe ~ i suoi pregiudizj; assistete alla teatrale rappresentazione della dieta germanica che Dio solo conserva, non sapendo alcuno de' suoi innumerevoli principi quello che si faccia, e da ultimo lo .spettacolo dei Belgi liberi o dell'orgogliosa Elisabetta d' Inghilterra, che umilia i vanitosi assassini della Sainte-Barthelemy, vi fa cuore, vi dice che il mondo si muove e che una metà della mascherata del medio evo è per sempre nella ton1ba.Vi diranno altri, e a buon diritto, che non è sen1pre fedele Gregorio Leti, che convien diffidare della sua leggiera esposizione, che la sua leggiadria non è quella dei grandi scrittori, che la sua erudizione non è abbastanza severa, il suo stile non a sufficienza castigato; ma io vi dirò, o Signori, leggetelo, fatene il vostro amico, il vostro compagno; voi troverete dovunque i dizionarj, le enciclopedie e le statistiche, a centinaja; l'arte di verificare i fatti è tanto facile che non dovete preoccuparvene. Intanto verificate le idee, assistete al fenomeno di quella libera vitalità che succede · alle spiritose invenzioni del Boc~alini, inebbriatevi di questa prosa sciolta, nella quale scorre limpido il senso comune

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