- 68 - Vorrebbe che_fossero di fuoco le onde dell'Arno per incendiare Casentino: . . . . . . . . • . Degno Che il nome di tal valle pera. E per ardere Firenze; La maledetta e sventurata fossa. Nessuna città sfugge all'ira del poeta; se l' invettiva manca, lo sprezzo, l'ironia, l'epigramma, il piglio bieco e insultante suppliscono all'odio e si vede la Romagna piena di venenosesterpi, Brettinoro che deve sparire, fuggir via, Bagnacavallocondannato ed isterilire, tutta la Lombardia degna di chi lasciasseper vergognadi ragionar coi buoni. Lucca è popolata µi Barattieri, Siena di pazzi millantatori, la Puglia di vilissimi soldati, la Marca di Treviso di p~rpetui traditori. Il cielo stesso, questa regione dell'eterna pace che sembra lasciata a S. Tomaso ed alle simmetriche apoteosi della Chiesa, il cielo dico dove l'ira del poeta spegnendosi, spegne quasi il suo genio non serve coll'altezza sua se non a far piombare più rapide le saette sulla terra italiana. Quando S. Pietro maledice i guelfi e i pontefici, quando la sua parola rende più profondo l'inferno, quando Giustiniano consacra all'esecrazione i falsi imperatori, quando tra i santi si scorge per eccezione il posto vuoto che attende l'imperatore Arrigo VII che destava quarantatrè rivoluzioni, volendo chiudere il grande interregno noi ci chiediamo qual è il Dio che inspira sì spaventevoli maledizioni, e svanisce ogni dubbio sull'infinita sua tirannia vedendo nell' ultima bolgia dell'inferno, il supplizio di Bruto e di Cassio accoppiati con Giuda il traditore di Cristo.
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