Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 678 - Vergine e di S. Gennaro che soli regnano sui loro pacifici altari ai canti d'ogni via. I Tacilisti che noi abbia1no visti si pensosi , sì numerosi non sono più rappresentati se non da Fabbri, Brusoni e Loredano, tre commentatori d'un medesimo calibro. Per darvene un'idea ba~terà il dirvi che il primo ci dice di aver spinto l'audacia sua fino a gettarsi ai piedi del papa, ed a fargli l'elogio in versi; egli crede all'influe-nzadegli astri che fa intervenire nelle vicende politiche, e compie la propria stravaganza mescolando la storia dei santi Pietro e Paolo con quella dei cesari, che mostra mezzo convertiti finodai ten1pidi Augusto, « il quale >> (secondo lui), ebbe la visita di ~laria col santo >) bambino in braccio, » Brusoni, degno emulo di Fabbri, amn1irasinceramenteTiberio con1e il modello dei principi cattolici alle prese coi protestanti; ed è sì monarchico, sì assoluto, sì odioso che chiede supplizj non solo contro chi censurasse il principe ma altresì contro chi « assalisse la riputazione de' prin- ». cipi e de' capitani di avversopartito. » Questascuola finiva coll'impazzire. Probabilmente voi sperate almeno n1iglior lena - negli scrittori repubblicani cui competerebbe di portare l'ultimo colpo al decrepito dominio di Madrid. Ma qui pure sono gli scrittori sconcertati, dementati ed anzi assolutamente imbetilli, perchè il primo che incontriamo per ordine di data nel 1666 è un tale Marini che, nella prefazione, si professa devotissin10della Madonna,e cominciadal recitare intera la Salve Regina , per cui voi capirete ché la fine del suo libro non può essere meno inane dell' esordio. Il ·secondo scrittore che gli succedenel 1669,

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