Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 66 - rale senza chiedere forze terribili onde vincere l' inimiciziadella Chiesae ricade nella forma predestinata della monarchia, della dittatura, del regno, della centralizzazione,anzi della tirannia, perchè per servirmi delle sue espressioni: le moltitudini hànno meditato cose inani, ed i re si sono rivoltati contro il Signore. Passiamo adesso dal Trattato scolastico al poema della DivinaComrnediaed esaminiamolocome si esamina la poesia cioè nei momenti dove esercita con maggior forza il fascino della sua bellezza. Quali sono questi momenti? quando siamo noi atterriti e trasportati scorrendo le pagine del poeta ? quali tra i suoi versi s'imprimono nelle nostre menti, sì che passano quasi leggende di generazionein generazione? Come mai si trovano essi sulle nostre labbra negli istanti in cui siamo agitati dai d9lori della nazione? Il bello della Divina Commediasta nelle scene fantastiche, nei drammi commoventiche rappresentano le tesi occultedellamonarchiacesareapredicata col furore degli Scaligeri, dei Visconti, degli Ordelaffi, di tutti i capi delle città italiane. Staccate sono le scene diverse, innumerevoli della Divina Commedia; ogni eroe resta nella sua cella, ogni Santo al suo posto, ogni dramma nel suo cerchio, ogni gruppo abita il suo castello, la sua stella, la sua nube; federale è il poema dal momento in cui si scende con Virgilionegli abissi della morte, fino al1'.ultimoistante in cui si vive in un paradiso che lascia ognuno al proprio destino. Ma la collera gli serve di unità, dominatutto, supplisceall'azione e la tiram1ia straripa ·di continuo soggiogandola sterminata fantasmagoriain ogni varietà di tormenti, di delizie, di pene, di glorie e di delirii.

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