• - 66J - monarchica, riceve alla volla sua innumerevoliprecetti dagli scrittori aforistici, che si sforzano di continuare gli Avvedimenti del Guicciardini. Ma anche qui la mediocrità trionfa in modo disastroso, l' inconscia pedanteria si affeziona ciecamente ai luoghi comuni del principato, e le antiche sentenze riprodotte e messe a fascio con altre sentenze di senso diverso pérdono il loro valore~ nè più conservano quella fisono1~iasignifi~ativa e speciale della massima che ci obbliga ad aderirvi e ad interpretarla di continuoquando isolataod accoppiataconmassime del medesimo genere. Perciò la nuova raccolta del Sansovinonon ha ca- . rattere, le sue sentenze non giungonoa proposito, più non bastano a sè stesse, e in certomodo conservano una traccia della parte da esse già altrove sostenuta; si direbbero abiti vecchi,stoffesdruscite nella bottega di un rigattiere, dove Je bussole, le carte geografiche, gli antichi ritratti; i qaadri bizzarri e mille cose curiose s'incontrano•rendendosi vicendevolmentedisadatte e bizzarr_e.Non si può credere quanto una parola di Guicciardiniripetutada Sansovinoperda ogni merito originale! Non par vero come tante massime profondetrovandosimescolateinsiemesenza discerni-- mento alcunodiventino insipide,mentre al loro posto in Macchiavelli,od anche presso i petrarchisti sono parti integranti di sistemi sempre imponenti. Quanto dico di Sansovino si applica ad Ascanio Piccolomini ed a Pucci che estraggonò le loro massime da Tacito; a Duri Pascolo che si proponè di imitareSansovino, a I. . azzaroGirinzanache è bigotto e volgare, a Canini che saccheggia Guicciardini e Tacito, ad Aldobra~diniche mette in massime il suo
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