- 658 - la perversità.dei principi, il loro egoismo, la loro indiscrezione verso gli infelici che li servono, la YOluhilità e l'incostanza col la qnale mu•nno <li volontù ad ogni tratto, la loro diffidenza alternata di credulità per modo che non. credendo a nulla prestano cieca Ieùe a tutte le maldicenze, e stabilite queste. tristi premesse sui padroni, egli fa intendere una voce ferma e virtuosa agli uomini tratti dalla propria fatuità a mettersi al loro servizio. Il suo trattato si legge quinqi con vera soddisfazione; la mente si riposa, il cuore si dilata, lo spirito s' illude, si può credere a.ll"inuLilildàella perfidia, della simulazione, del tradimento; si conversa con uomofamigliarizzato coi grandi. Gran signore egli stesso, intelligenzasuperiore, esente da ogni pregiudizio, da ogni pedanteria e da quell'arte dottorale che avrebbe potuto contrarre l~ggendo i suoi contemporaneidella scuola monarchica, i suoi capitoli sugli epigrauuni, sulla conversazione ci fanno assistere ai dibattimenti dell'epoca; si ode l'eco degli alti cicaleccidel seicento e il servilismo universale fa spiccare il suo discorso indipendente. ' Concludiamo: qual sarà il valore di questi scrittori? quali insegnamenti ne trarremo noi? La corte, · o Signori, è come il governo, cui si danno non pre- _cettiisolati ed assoluti, ma precetti in partita doppia, sempre relativi al nemico, sempr~in opposizione colle mosse del. campo contrario. Comemai crederei io, per esempio, ai consigl_viirtuosi del cardinal Borromeo?_Pur troppo il . vizio regna: pur troppo nel·•. momento in cui sono scatenate le passioni, il delitto può prendere la bandiera di una nazione; pur troppo hannovi dei momenti nella storia nei quali i grandi -
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==