Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

, - 6fi9 - giano santo, che è S. Eliodoro conte di Ariano. - Nulla pure di più strano del Commentodi Camillo Baldi sopra di una breve lettera di Perez; ~è mai fu postillato il Vangelocon diligenzapiù n1inuziosa: le frasi, le parole, gli incidenti del celebre spagnuolo, tutto è pesato e discusso, e dopo il Commentosi leggono trentacinque dubitazioni che fanno capo coll'invariabile pedanteria dell'epocaalle due odiose massime di non sembrare savio in presenza del re, e di ben persuadergliche siete suo servitore.~la troppo persuasi siete voi della mediocritàdei seicentisti che trattano del cortigiano perchè ormai io insista più oltre. Cessa la mediocrità generale nei soli casi in cui cessa lo spirito di ubbidienza. Gli scrittori che lodano ironicamente la corte, che esaltano ariostescament.e i cortigiaui, che prodigano loro i con3igli satirici per dar ri~~ltoalla viltà loro, in una parola, gli autori che trattano repuùùlicana1nente del cortigiano, trovano nello spii~itodi ribellione che li anima un esiro che ringioYanisce il soggrtto. Fra essi dobbiamo nominare per il primo il conte di Verrµa, un conte piemontese, i cui scritti rimasero inedHinella Biblioteca·nazionale di Parigi. Io ne parlai nella mia Storia deliri Ragion di Stato; ma l'anno scorso ebbi il piacere di vederli stampali dal mio collega, l'onorevole Carulli, attualmente ministro d'Italia all' Aja. Dalle prime parole, il conte di Verrua si mostra libero, sciolto, indipendente, ed anche iruperti-: nente nei limiti ·però permessi dalla sua superiore intelligenza. Egh vi dà « regole per uccellare una • cura o un vescovado; - regoleper ottenere avan~ » za1ncuto ~uL~u un uuovo pontificato; - l'Cgolo per

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