Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 6-18 - cousultare dei dotti di mal umore, dei filosofiperduti nelle nubi di repubbliche immaginarie? Sarà cosa prudente l"esporsi alle loro satire, alle loro insolenze e alle improntitudini, ora di uno stolido orgoglio, ora di un malcontento teorico senza radice alcuna nel paese, eccettuato quel gruppo d' incapaci, sempre nu1nerososotto tutti i governi? Queste obbiezioni contro la cortigiania si presentarono alla fine una ventina d"anni dopo Ducci e S1gis1nondni ella mente di un certo MatteoPellegrini, che si ostinò, per sua disgrazia, a rispondervi in un trattato stampato a Bologna col titolo: Che al savio ~onviene il corteggiare. Egli din1ostra adunque in una prosa degna di precorrere alle Declamazioni da lui pubblicate dieci anni più tardi , che la sapienza è necessaria ai governi, che ,e la violenza della forza » senza il salasso della sapienza è troppo rovino3a, » e una volta la sapienza introdotta nelle aule del principe voi comprendete che il savio deve seguirla. Ne risulta quindi un trattato nel quale Platone è preso regolarmente al rovescio e iu cui il savio diventa gentile, gioviale, faceto per correre dietro alla gloria, alle ricchezze, agli onori, alla bellezza , imi- , tando la folla dei cortigiani. Io potrei parlarvi di Guasco, che detta i suoi Consigli a snafiglia Drnina Lavi":ia,destinata ad esercitare le funzioni di dama d'onorealla cortedi Torino; - di .Querini che an1a il parlar tardo ed ha un gusto particolare per gli equivoci; - di Solera che aggiunge al srio trattato una dissertazione solenne De somniandi ratione; - di un anonimo che· stampa a Viterbo, nel 1634, La pratica comuneai grandi ed ai servitori loro)· - di Ranuccio Pico che pubblica il Corti-

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