Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

• - 645 - J a Praticacortigianaed econo·mican,ella qualesi discorreminutamentedei ministri che servonoin corte di un cardinale,e si dimostranole qualitàche loro convengono: Qui trattasi di organizzare il servizio, ·specie di culto, nel quale la monarchia diventa una re)igione, la corte un paradiso, il principe un Dio e lo scrittore si lascia talmente trasportare dall'aulico suo entusiasmo che, dimenticato l'individuo, dimenticato il cortigiano, si occupa solo della corte. Urgendo che l' anti~a111eral,a sala, il tiuel1o, la dispensa, le scuderie diano una giusta idea del principe, egli consulta i classici, i santi Padri, e trasformandoli in maestri di cerimonie, Ii obbliga a dare l'avviso loro su queste importanti materie, affinchè il servigio non patisca detrimentonella minima sua funzione. Al certo, Signori, non vi attendevate a simile insegnamento; ma· la dialettica è implacabile;una volta in balia della servitù diventa esigente ed imperiosa come se fosse al serviziodella libertà, e se nelle repubbliche essa definiscele magistrature, i loro diritti, le loro funzioni, bisogna che nella monarchia s'impadronisca del ciambellano,del bottigliere, dello scu-· dìere, del cacciatore in capo,di tutte le cariche che si compravanoe vendevano sotto Luigi XIV, e che in oggi ancora sotto altri nomi hanno tanta hnportanza nella decisione degli affari di Stato. Eccovi adunque dei capitoli dove si definisce la corte , si mostra ciò che è, ciò che non è , si discutese suppongala sovranità,o sepossa starne staccata, se possa dirsi corte il palazzodel vescovoo del governatore,o se il fasto de1laricchezza debba contentarsi del pii1 modesto nome di famiglia. Eccovi

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