- 636 - avere un certo numero di confidenti al suo servizio e di fare onoratamente la spia a profitto del suo padrone, i_l suo catec.hismo è finito. Tutt'al più potete susurrargli all'orecchio di non aver zelo, di lasciar che le cose prendano la loro piega nalurale, di non sforzare la natura, di dar tempo al tempo, e se appartiene ad uno Stato in decadenza allora non mancherà chi gH suggerirà di non spingere troppo oltre la sincerità sua, di non fare il profeta .di sventure, di non dire a 1 sno principe verità alcuna troppo spiacevole e di non imitare Don Estevan di Gamarra, negletto dalla corte di Madrid perchè le .scriveYaad ogni tratto, che Je sue fortezze erano minacciate, le sue truppe sconfitte, la sua influenza distrutta ed altre cose verissime ma assai inoppor1t1neper un re oramai cond:n1natoa <lecadere. Durante il seicento scriYc in primo luogo sull'am- ..-ba.sciatore il Gentile, che lo Yuole ricco, ingegnoso, eloquente, fermo, moderato,qualità che si possonodesiderare iu ogni magist.rato.Germoniomarchese della Cova il isting11c~ gli rnnbascia~ori n grandi, piccoli, laici, ecclesiastici, di guerra, ùi pace, ed ~ncl1ein par.. lanti e in muli. Il buon Bragaccia da Piacenza consacra loro un grosso yolume in quarto e può dirsi il grand· uomo di quest'epoca in tale materia. Ma egli ci attedia a morte colle sne r.onsiderazionipoli• tielle e morali, colla sua prudenza da anticamera e coi suoi precetti d' etich~tta; egli parla di tutto, 1na io non saprei dirvi di lui se non che egli è il degno .compagnodei Mengozzi,dei Zan1llcJli,dei Carbonari e degli Albergati. La sola idea ch'egli deve costituirsi maestro di tanti conti, marche8i, duchi e gran personaggi, gli fa pt,rtlerc la tc3~a; l' opei'asua CJ"a pronta •
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