I - 622 - un libro benissimo scritto, regolarissimamenteconcetto, rimane nondimeno·nellavolgarissimalatitudine dei trattati dozzinali; non è nè originale, nè importante, non merita di esser studiato, non possede neppure quelle male qualità del paradosso o della bizzarria, che cattivano almeno l'attenzione e.stimolano la mente. Tediosissimo nella sua stessa ragionevolezza,ci. mantiene _sempresulla strada maestra, dove tutti passano e dove mescola di continuo la tradizione italiana e la francese, le nozioni di diritto colle nozioni prudenziali senza che i due elementi gli appartengano, senza che sappia fonderli, senza che intralasci un istante di esaurire dottamente la materia, senza che mai giunga ad essere istruttivo. Le divisioni di Bodin, le osservazioni di Bottero, le più insignificanti note di Macchiavelli ripetute, se volete, senza pedanteria, ma in modo da riempire inutilmente le sue pagine ~nfoglio, ci pongono in crudeli perplessità ogni qualvoltadesideriamodi rendere giustizia alla benemerenzadello scrittore. I suoi consigli sono giustissimi,noi lo approviamo, quando egli dice ai conquistatori dì favorire le caste oppresse rlagli antichi governi; le qualità che egli richiede nei consiglieri possono servire di giunta al Ceriol,raccomandando l'alacrità, l'eloquenza, la perizia nelle lingue, Jo studio della storia, l'esplorazione dei paesi esteri, la speciale cognizione di determinate materie, la fedeltà, la circospezione, la forza, la liberalità, la modestia, la sincerità, la taciturnità. Spesso s'incontrano nelle sue pagine concetti bene espressi, osservazioni ingegnose,ma altri scrittori che trattano del Principe diventano anch'essi qualche volta spiritosi per eccezione, la tradizione italiana è sì ricca che qualche
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