Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

I - 6-18chica, gli adoratori del potere sotto la forma regia; nessuno di essi avrà avuto ùn capello torto, un'ora di veglia, un momento di dispiacenza politica; tutti avranno consacrati i loro ozj alla letteratura colla certezza di ricevere le più larghe ricompensealle più prossime scadenze; ma quale sarà i1 loro merito? Quale la scienza loro? Voi già indovinate, che non essendo animatida alcun spiritodi ribellione saranno tutli invariabilmente mediocri e scempi, cd essi determinano diffatto la seconda decadenza della scuola monarchica. Manifestavasila prima decadenza dopo il 1530, quando, soffocatala repubblica pontificiaed imperiale deJla nazione sotto la monarchia ispanica, miseri erano oramai gli scrittori che per atto d'obbedienza si sforzavano di continuare l'apologia del despotismo, .sì splendida da S. Tomaso a Macchiavelli, quando era un atto di ribellione. Dopo la SainteBarthelemy, raddoppiata la servitù monarchica, pessimi diventano i suoi apologisti, e sono certo che pronunziando oggi i nomi loro non ne troveretealcuno da voi conosciuto.· , Cominceròda quelli che.scrivono sul tema tradiz.iohaledel principe, questo prediletto argomentosul quale s'aggira l'intera monarchia. Il primo che si presenta a noi nel 1585, tredici anni dopo la SainteBarthelemy, è il signor Stefano Guazzo, gentiluomo del Monferrato,un fanaticopartigiano del suo nuovo principe, il duca di Nevers. Egli. stampa dei « Dia- >) loghi piacevoli,dalla cui famigliarelettura potranno » senza stanchezza e sazietà, non solo gli uomini, l) ma ancora le donne raccogliere diversi frutti mo- » rali e spirituali. » Dal titolo vedete che lo scrittore non è brillante. Quandoparla del popololo dice •

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