Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

.. - 078 - nale gia falla ùa Danle e dal Petrarca in poi. Io non ripcterb le parole non sue; ma infine egli mostra in ,nodo nuovo che non può fidarsi di loro. Ora col Papa, ora con Lutero, ora col Tnrco che -diventerebbe r1talia nelle loro mani? Un 11ionte di rnariuoU (sono sue parole), per dire che non avrebbe più fede ne' trattati, più certezza nelle promesse, più sicnrezza ne1le negoziazioni e che la spingerebbero a guerre, a lotte, a fusioni, a confusioni, ad all~anze contratte e disdette e rifatte, nelle quali, equivocando, sottilizzando sfuggerebbero essi colJa leggerezza loro alle proprie contradizioni,ne_nl 1entreche l'ingegno italiano penetrante nel dedurre le conseguenze pratiche di ogni principio una volta a contatto della fatalità musulmana o della predestinazione protestante toccherebbe il fondo della corruzione umana. Che se poi i Francesi voglionoleghe, federazioni od altro, vengano pure a confederarsi nel collo di Cristo, cioè in una assemblea generale di tutti gli Stati cattolici, di cui il pontefice sarà capo o preside. Vi potranno essi a loro agio mostrare la devozione deg1 i, antichi crociati, la loro obbedienza alla Chiesa e ogni affare del globo concesso a questo congresso sarà trattato unitariamente nell'interesse del genere umano. Questo concetto valeva bene la federazione d'Arrigo IV col Piemonte e lascia anch'esso rifulgere i lontani raggi della città del Sole. •

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