Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- n76 - cenno. Questa, risponde Campanella, è appunto la prima condizione del suo dominio universale sul mondo. Non vedete che invece di comandare, essi obbediscono? Che diventano tutti quasi per incanto ora guelfi, ora ghibellini? Che piegano tutti il ginocchio, ora come vassalli, ora come uomini ligi ? che tutti subiscono il fataleprestigiodelle due spade unite? Che chiedono l'intervento del pontefice, ora in Ungheria, ora in Francia, ora i~ Polonia? e che la Chiesa dirige tutte le crociate contro i Musulmani e contro i protestanti? Questa è potenza, poichèchiedete il potere: questo è dominio, poichè dominio chiedete. Che volete di più? Che vi darà Boccalini ? Accusano il papa di esser tiranno, continua Can1panel1a, tiranno di chi? Dei fedeli forse, che for1nano la più gran repubblica del mondo? DellaChiesa forse che compone una comuneria ( sono le sue parole), nella quale ogni credente può esser vescovo, arcivescovo, cardinale e pontefice? E ve ne lagnate? Qual regno della terra offre tanta lib~rtà? Dunque egli raccomanda ai principi italiani di difendere il Papato, d' onde nasce l'altra raccomandazione di difendere la Spagna; e siccome il suo trattato, secondo me, è scritto verso il f 610, quando trattavasi d'inaugurare l'opposta alleanzadella Francia, egli estolle la Spagna in modo da far commi-- ·serareTassoni, Boccalinie gli adulatori del Piemonte. S'avvedonoessi che gli Spagnuoliprocedonocollaforza dell'ingegno, c.,ollegrandi invenzioni, coi matrimonj miracolosamente combinati per moltiplicare i regni loro? Coi portentosi navigatori che estendono il loro dominio sulle terre prima sconosciute? Sono uomini

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