Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- .. - 55 - utopie còsmicheo religiose, io sento, o signori, che noi domanderessimotutti con entusiasmoun eterno diritto di guerra per le generazioni future. Accordatanondimeno alla politica guelfa l'ipotesi dell'unità generale, il dichiarare monarchico il suo governo, sarebbe un'illusione dedotta da false analogie. Che l'unità s' assocj naturalmente colla monarchia; che Roma o Bagdad,la China o la Russia, si servano del dominio di un sol uo·mo, come del mezzo più semplice,più rapido, più naturale per stabilire il dominio di un sol centro, s'intende benissimo nelle nos'treciviltàdove il governoemergedalla necessitàdi proteggerei confini, dovele guerre sono la sua principale occupazionee dove la sua vita, la sua forma, i suoi congegni sono determinati dalla necessità di combattere i vicini. Ma tolti i confini, tolti i vicini, a che il dominio di un capo? Per quale ragione il governodel mondodovrebbeessere più facile ad un uomo, che ad un'assemblea? Perchè il mòltiplicarsidegli affari, il raddoppiarsidelle distanze, il variare delle genti sotto climi diversi, il modificarsidel valore-delle cose, del senso delle parole, dei casi imprevisti, delle catastrofi contraddittoriequi per eccesso,là per mancanzadi :unmede- . simo elemento, perchè dico l' equilibrio di tutte le politiche, sarebbe più facilead•un monarca,che ad un consesso, dove la divisione dei lavori, e la· ri~ partizione del peso complessivorenderebberose non facile, almeno possibile, il concettodi un governo universale ! , La stessa Roma, una volta estesa la sua dominazione, non la suddivideva forse tra più Cesari! Gli stessi Califfi, capi dell'antico ls~amismo,non erano

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