Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- li42 - non un elogio, non una critica, se non che il fran1-· n1entodi questo enigmatico tacitista trovasi manoscritto in parecchie biblioteche e nella biblioteca Magliabecchianadi Firenze, porla all'ultima riga il seguente avviso: il resto è statope~dutoall'occasione della 1nia carcerazionel,a quale durò tre anni e sette inesi. Perchè venne egli imprig-ionato?Qual fu il suo delitto? o qual merito gli valse la collera dei grandi t.? Qual potenza lo privò della sua libertà? Qual fu la sua vita ? con1ela trasse da Palermo a ~lilano, dalla prigione nei giornali? Comescomparve dalla scena politica? Nessuna risposta. Solo risulta dalle lettere dei tredici uomini illustri e dalle indicazioni combinate del Paruta e del Mongitoreche il Castro era un gentiluomo di Messina, che i suoi contemporaneilo consideravano come distinto poeta, che un'alta curiosità politica l'avevé}tratto a viaggiare ed a soggiornare lungamente a Milano, a Bruxelles ed a Londra, e che felice di frequentare le aule del più grande impero che la terra avesse visto, egli era dotato di quella risoluta penetrazione, la quale, scorgendo gli atti dei ministri , inspira quel sentimento .già espresso colle celebri parole, anch'io son pittore. Si dice che fosse accettoa EmmanueleFilibertodi Savojaed a Carlo V, il che lo n1etterebbenel sistema ispanico, si legge altresì una sua previsioneavverata sui falli del duca d'Alba nelle Fiandre, e ciò lo volge contro la Spagna; nè obbediente nè ribelle, ridotto all'orgoglio dell' indipendenza personale, egli cadeva forse in uno dei numerosi trabocchetti della politica conten1poranea che gli toglievapoi ogni voglia di progredire pii1 oltre. Ci si dice che il suo trattato si conserva

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