Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 44:0 - vanni di Nasso si vide addotto ad imprigionare ed a condannare a morte il suo unico figlio,e, benchè graziato, venne destituito dal re che gli rirnproverò di esser andato a Palermo a fare scioccamenteun'azione da romano. Don Ugo di Monc~dasuo successore, a capodi tre anni, viene assalito dal popolo, assediatonel suo palazzo, battuto col cannone e vergognosamenteespulso. Il duca di 1\'Ionteleonenominato in sua vece, trovasi costrettoa formare la lega dei cavalieri contro i nemici del governo, commette l'assassinio di Squarcialupo capo del popolo, deve ·andare a Madrid per giustificarsi-e non giunge ad innocentarsi interamente. Ferrante Gonzaga è calunniato dalla banca, Giovanni della Vega qà la sua demissione, ~ledina Celi vede convocato il parlamento contro di lui, Toledo alle prese con l\lessina combatte, fa sangue fin dal primo anqo e vien revocato.Pesèiarache era giusto e leale, un vero santo, è accusato, screditato, oppresso da mille vilipendj, abbandonato dagli amici, disprezzato dai baroni, sospettato dal Santo Ufficio, e deve ringraziare Dio · di potersene andare. Ecco la terra, ecco il governo a cui vien chiamato nel t571, il signor MarcoColonna. Quantipericoli!MaCastro li riduce pazienlemente a dieci: « la natura degli abitanti, la forza del par• » lamento, l'immunità di Messina, il potere dei si- . » gnori, l'arte degli ufficiali, il maneggiodella mo- » narchia, la forma dei tribunali, gli interessi dei » servitori, l'influenzadel SantoUffizioe il sindacato » . dei vicerè stabilito per legge del regno. ,, Quanto alla prima difficoltà,la natura dei Siciliani, « sono essi, dice Castro, più astuti che savj, più

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