- i39 - tardo, I~moltitudine cupida, il sacerdozio cieco, la storia di una implacabile lentezza, e la virtù sempre infelice. E se questi suggerimenti non sono apertamente formulati da Castro, non hav,·i parola sua che non li supponga e che non lasci sperare qualche ardila rivelazione, in guisa che giunti ali' ultima riga ci accorgiamo con dispiacere che il trattalo è un frammento. Il dispiacere è tanto più grande che nello stesso Tesoromflanese troviamo un altro scritto di Castro sulle qualità dei papi, cioè sulle esterne loro doti, sui cardinali papabili , sui conclavi, sui nipoti dispensatori delle grazie pontificie,e crederesti di intendere la voce di Guicciardini fatto interprete dei 1nisteri dello Spirito Santo, benchè ridotto a parole equivocamente libere, e dove appena s'intravede la possibilità che la scienza della Chiesa sia il compendio deJl' umana malizia. Altre istruzioni di Castro a tre vicerè nominati dal re cattolico, due per le Fiandre e l'ultimo per · la Sicilia, si fanno leggere avidamente anch' esse · perchè sì graziosamente equivocanti tra il_ ~uggerimento amichevole sµl da farsi e la critica anticipata sull' in1possibilitàdi regnare onestamente, che mal si discerne se siano scritte con serio consiglio o coli' ironia dell'ossequio. Quella soprattutto·sul. gover~o della Sicilia è t~l capolavoro, che si direbbe dettato da Tacito, malignamente·diventato co~siglie!edi go-- verno, per mostrare l'indomita indip.endenza.del1'antico regno dei Normani. I~ non po~so dispensarmi ·dal darvene un' idea. I Il governodella Sicilia, dice Castro,. è stato costan~ tem.ente fu11esto a' suoi vice1~èF. ino d~l t.494, Gio• ,, t9 •:L ., J ' . '•'
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