Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- &37 - della G.r.eci;a trasportatelo sotto il cielo più severo del .Lazio, nella repubblica dove inabissavansitutte repubbliche del mondoantico, nell'epocadi Trajano, in cui la spentalibertà si rianimavasoppiantandodo-. vunquela città di Tiberioe di Nerone,allora sentirete dilatarsi in voi tutti i congegni della mente e dal trono dellavostra coscienzatroveretepigmeie cesari, e popoli, e pontefici, e tribuni; e ogni nazione subirà il governo che merita senza che uno sprazzo di fangopossa-lordarvi.Tale è Tacito,laconicocome il sapiente,veridicocomela libertà, impassibilecome il destino, e nel medesimotempo sublime e sprezzante a tal modo,..che mentre ci fa abitare un cielo superiore all'Olimp_odegli J)ei ci rende ragionedelle calcolate nefandità nelle quali si precipitano i popoli c-orrotti. Giànel 1589 lamentavasiBotteronella prefazione alla sua Ragion di Stato, che prevalesseovunquel'autorità dello storico romanoe che gli scrittori non facesserooramaialtro che celebrarnele sentenze.Ma la serie dei Tacitistinon cominciavaappuntoche in quell'anno con AnnibaleScottidell' antica famigliaguelfa degli Scotti di Piacenza. Lungo tempo ambasciatore di OttavioFarnese, poi segretario di Sisto V, a que"." sto pontefice egli dedicavail suo Commentario, frutto dell'indefessadiligenza,colla quale si era sforzatodi estrarre le massime generali dallo scrittore romano. Nulla di rimarchevole in questo lavoro tranne la passione nascente per gli orrori tragici dell' era dei cesari. Ma nello stesso anno compare il Tesoropo;. litico in Milano, che contiene importanti relazioni, discorsi .e trattati sui diversi Stati dell''Europa, e questaRaècolta, do"f e si no'tanocon cura inaudita -i

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