Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

,. - 42 - minio e quello di Roma, differenza per cui non nel fasto, non nella pompa, non nella superbia, ma nell'umiltà, nella carità, nella persuasione dovevn.norisiedere i principj del nuovo dominio.. In tal guisa si estese la fede e per tre secoli mostrò i Bruto, i Torquato, i Curzioche fecerodimenticaregli eroidella Città di Romolo. Più tardi la monarchia di Cristo entra in nuova fase e il discepolo di S. Tomaso la vede cogli occhi della fede ordinata sotto gl' imperatori di Bisanzio, che la propagavanoproteggendo il motoparlamentario dei concilj. Giunge l'era di Carlo Magno, ecco il gran sacerdote dell'universo che esercita oramai la sua potenza; egli toglie la corona all'imperatore d'Oriente, la trasmette al Capo dei Franchi conqui~tatoredell'Occidente, regna in questo modo sui due capi del ·mondo, e la corona che era ereditaria diviene elettiva, e ]a sede dell'impero già trasportata da Bisanzio in Francia, vien trasportata ancora per fatto del Pontefice in Germania e già l'impero assottigliato, reso mobile ed incerto dalla prevalenza progressivadella Chiesa, sembra sul punto di svanire , per lasciare libera e sola la monarchia spirituale di Roma.Spetta ad essa l'assoluto dominio perchè scandaglia le coscienze, apprezza le intenzioni, oltrepassa la corteccia della legge, sempre cieca, materiale ed esterna per giudicare le azioni secondo i dettamidella moralità; e, se la fede, se la religione, se la morale devono trionfare di chi trionferanno esse se non della falsa giustizia rappresentata dalla legalità di cui l'impero rimane l' affievolitodifensore sulla terra? - Io vorrei, signori, esporre i particolari diversi di questa J

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