Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- i25 - Boccalini e l' uinoristico Tassoni vedevano approssimarsi l' ora dell'azione, e prima che il satirico di Loreto avesse bevuto il veleno , la Casa di Savoja aveva già accettate le offerte della Francia, che le lasciava intravedere la possibilità,di rinnovare il regno d' Itali.a. In altri tempi un nuovo Ladi~lao, un nuovo Visconti sarebbe partito da Torino per dar corpo dappertutto a quelle ombre che vagavano nei libri def··Boccalini e del Tassoni; ma l'utopia del regno ridotta al desiderio di alcune annessioni geografiche ottenute d'accordo col papa, e col piit profondorispetto della Chiesa,era sì soprafatta dalla Spagna che, impotente ad intervertìre il Bottero,non produsse che un solo libricciuolo anonimo,stampato nel !618 col titolo di Quintessenzadella ragion di Stato. Con uno stile mezzo tolto al Boccalini, 1nezzo inventatoper la circostanza, l'Anonimoparla da vero Goto,da perfettoLongobardo,deliberato a combattere Italiani e Spagnuolinell'interesse del Duca di Savoja. « Parlo, dice egli, a' principi e cavalieri, che ben so » che la plebe vile di nascita e di spirito ha morto » il senso a qualsivogliastimolodi onore e di valore.,, Non dubitando punto dell'onnipotenza del suo Duca, per lui la Savoja vale quanto la Spagna intera, e solo riconosce la difficoltà di sòttometterle que' medesimi principi di cui chiede il concorso. Ma non indovinerestemai, o Signori, in qual modo scioglie egli questo delicatissimoproblema. Egli cita l'apologo di MenenioAgrippaper persuadere con dol• cezza ai principi italiani che debbonoobbedire al duca ~me le braccia e le gambe alla testa, e ciò non gli bastando riproduce una novelladi -Boccalinid, 'onde

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