I - - 422 - alle insurrezioni, ai popoli, ai baroni, n1i perderci in particolari a cui il linguaggio usuale ha tolto .il sale della novità. Solo vi dirò che le sue frasi più acute sono sernpre rivolte contra la n1onarchia spagnuola, dalla riputazione agonizzante, dalle in.nun1erevoli piaghe, e dalle n1ani sordidamente rapaci. Invano chiede essa all'oracolo quale sarà il giorno della monarchia univer~ale. Qui i Siciliani sono vilipesi per averla chian1atai primi in Italia cogli .Aragonesi; là i Genovesi son sospetti per essere Lropposuoi intin1i,quantunque ne siano i piLL crudeli nen1ici, dissanguandola colle usnre, e viene alla fine il n1on1ento in cui l~ inonarchia si muore, se ne celebrano i fnnerali, jc ne seri ve l' epitafio. Concludiamo: l' inspirazione di Boccalinicolleganclosi prudentemente colle aperte insnrrczioni dei protestanti e colle p'iù dilette rnemorie, clell'Italia di Leon )( riproducevain mezzoagli Ugonotti ccl ai papisti, ai Francesi ed agli Spagnuoli, quel classicis1noche avea saputo dir tut~osenza offendere alcuno. l\f a io 1ni inganno, o Signori; benchè l'arte sia pruùenlc, e la poesia sdegni le arditezze volgari, benchè Boccalini vedesse ed evitasse i pericoli collo spirito dell' uon10 sforzatoa 1noltiplicare i baluardi, i forti e i bastioni in ragione diretta clcll' assedio e de~lesfide che doveva sostenere, una mattina fu trovato morto nel suo letto, nella sua Venezia, avvelenato dall'uno dei .nurnerosi nemici che ave vagli la sua penna suscitati. A canto al romano ·Boccalini io trovo l'estense Tassoni, l'autore della Secchiarapita , che si burla delle antiche guerre municipali tra l\!Iodena e Bologna, e che ben avrebbe meritato di essere ammesso nel Parnaso immaginato d<J,lsuo coetaneo, dove
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