Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 419 - sperperati co1neprima; e il corteggio grottesco che sì impertinenternente chiedeva gli allori della poesia, raffigurava i governatori, le grandezze, i marchesi della Corte di l\iladrid, la quale · trovava nel Parnaso una più grande impertinenza fatta ad irnmagine sua. Lo stesso Francesco Sforza non trova facile ingresso nel privilegiato impero. Egli· è vero che ha conquistato lo Stato di ~lilano, che Jo ha conservato, che Io ha perfettamente digerito, che nessuno può disconoscere il suo valore e l'abilità sua, e che alla fine pur merita di regnare. l\Ia possian10noi proporlo, esclama la Maestàsua, come n1odelloai capitani del la terra? Onorandolo, non corriamo noi pericolo d' incoraggiare gli uon1ini avventati, impazienti, capaci di mettere la società a soqquadro per ottener un grado? Che bisogno aveva egli di regnare o di liherare o di rifare uno Stato? Apollo non gli accorda l' ingresso se non alla condizione di condurre seco i co1npagn i da lui lasciati col la testa rotta sotto ì castelli, colle gan1be affrante nei fossi, coi corpi in pezzi sui campi di battaglia, o agonizzanti negli ospitali, sulle vie maestre, e il giorno d'entrata di sì numerose vittilne e di tanti sciancati al seguito di un sol uomo fortunato tutti gli abitanti di Parnaso sono profondamente inteneriti, e lo Sforza diventa in1mortale tra le lagrin1e di tutti. Allora un malizioso suddito di Parnaso, che era nemico de' cortigiani, inoltra alla volta sua una petizione perchè vengano ammessi anche i favoriti dei re, questi conquistatori delle grazieregie, purchè conducano anch' essi il loro seguito di feriti, stropiati, mutilati sui campi di battaglia delle anticamere. Ma questa volta Sua Maestà rifiuta la don1anda, nella persuasione che ]a Corte è

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