Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 418 - inulti 1netlono in 111Jto la sbirraglia di sua 1nacstà Apolline che fa arrestare e legare poeti, istorici, princiJ_Ji, oratori sospetti di sedizione e di perduellionc; ora il Dio del sole dà solenne udi~nza, dove riceve con tutto l' ispanico sussiego le _piùstolide suppliche direttegli o da stravaganti progettisti o da sudditi mal menati e sul punto di perdere la seconda metà della ragione che gli Dei d' Oinero lasciavano agli schiavi; ora egli discende in persona a visitare le sue prigioni, dove stanno accatastati alla rinfusa pallidi e gementi i cattivi poeti, gli oratori sgrammaticati, i teologi servili, g1 i scrittori venduti, gli aut.ori di massime ardite, i novatori, g1i inventori, i sospetti di rovesciare la società, e l'uno riceve un rabuffo, l' altro è condannato alle galere; Macchiarelli, Baudin e Pomponaccionorr sfuggono al rogo, n1algrado tutti gli sforzi dei loro avyocati. Un bel giorno Tamerlano giunge con un seguito di Tartari che destano la maraviglia cli lutti gli abitanti di Parnaso, e presc11landosidjfilato aù Apolline gli chiede di esser ammesso nel nurnero degli immortali, perchè conquistatore di vaste provincie, obbedito, ossequiato, ·celebrato da tanti scrittori, gli par d'essere un Alessandro e di meritarne gli onori. - Che .i\lessandro, gli risponde .L\pollo,non hai fon-- dato niente, non ha.i conservato un palmo di terra, tutti gli Stati da te presi ti sono sfuggiti, non ne bai digerito un solo, va a chiedere le ovazioni ai tuoi popoli insorti. - Voi vedete, o Signori, che Tamerlano rassomigliava al re cattolico, contro cui i sudditi si rivoltavano nelle Fiandre, in Germania,· in Inghilterra; l' incapacità sua di digerire, era quella della n1onar-- chia iberica, nella quale i popoli vivevano sciolti e

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