- iit7 - La sua satira, tutta frizzante, in quadri staccati, in scene separate di un colorito vivissimo e d'un tono tranquillamentederisore si svolge sulla finzione d' un Parnaso immaginario, nel quale riunisce tutii gli uomini antichi e moderni, dando loro i vizj, le virtù, le paure, le ambizioni del suo tempo e trasformandoli in conti, baroni, cortigiani e capitani di sua maestà Apolline, despota supremo, circondato dalle serenissime Muse, alle quali si framettono la serenissima repubblica di Venezia, le monarchie di Spagna, di Cost~ntinopolie di Moscoviaed altre distintissimeprincipesse,come la Fedeltà, la Giustizia, la Verità. Apolline regna con un miscuglio di burbanza, di bonomia e di stupidità che lo fa rassomigliare prodigiosamentea sua maestà il re di Madrid. Non contento di giudicare i grandi affari dell'epoca, egli s~inquieta degli affaridi tutti i tempi e di tutte le regioni del globo.Atene lo preoccupa quanto Milano, Aristotelequanto il buon Bozio d'Agobbio, e ogni vertenza impiccolitao resa goffa dalla sciocchezza e dal perpetuo petegolezzodella sua corte, porge adito alla parodia universale dell'arte di regnare coi precetti di Botteroe della Ragionedi Stato. Per la prima volta la Divina Commedia di Dante,questa divinizzazionedel dominio cesareo,viene sbuffoneggiala come ogni altro dominio, e se Dio rimane ancora inviolato coi santi , coi padri e coi dottori nel cielo, grazie alla prudenza del Satirico, i loro protetti di tutti i secoli hanno finito di regnare sulla terra. Si ride di tutto, qui il tribunale della Sacra Ruota di ~arnaso rivede con comica balordaggine le sentenze de' più celebri principi e scrittori, là subiti tu-
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