Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 4J~ - forza 1nìsteriosae superiore alla· stessa ragione, o almeno anteriore a' suoi sillogisn1ì e· n1ille volte pit1 rapida nelle sue deduzioni. Si ride quando i terrori subitamentesvaniscono,qual}dO il millantatore fugge come il vento, quando si scoprono 1nolini a vento invece di torri, quando Don Chisciotte prende le taverne per castelli, i ladri per vittime, le sgualdrine per dan1e, breven1cnte, quando la società diventa un carnevale in cui le maschere provocano quell'ilarità, effettoistantaneodella nostra superiorità. State adunque certi, o Signori, che ·un governo che fa ridere, un gov.erno in n1aschera, una religione che desta il buon umore , stan per finire. Gli scritti di Boccalini avvertono gli Italiani, che la venerata 1nonarchiaispanica era una facetis~ima con1n1edìa.Il poveroBozio e l' onestissin10Ammirato · avevanobisogno di faticosen1editazioniper scoprire, che, a dispetto della Spagna, esisteva pure un'Italia coi suoipapi, co' suoi principi, colle sue repubbliche. Boccalini lo sa, non lo dice neppure, e mostra alla fine che la n1onarchiaspagnuola, rapida1nente estesa dalf arte e dalla fortuna, non era un dominioma una situazione alla quale trovavansi momentanean1ente incatenati tutti i venditori d'indulgenze, i mercanti di amuleti, i servitori del papa, tedeschi, francesi, inglesi·, danesi, svedesi condannati a ·chiedere una disperata difesa·contro i progressi·della ragione. Il re cattolico eta adunque il capo·di tutti i balordi dell'Europa, i suoi sudditi non erano suoi, il suo protettorato era una finzione, egli regnava qual imperatore dei gonzi, 1 suoi vicerè erano principi d'occasione, la sua universalemonarchia era una capricciosacombinazionedi baroni ribelli, di popoli insorti, '

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