~ 4·14 - Carlo Quinto, inseparabili dagli apologistidella Santa Sede, e 1é grandezze di 1\iadrid inspiravano ossequi, amn1ìrazioni,umiliazioni, proferte di servitù, pre1nure cortigianescheda nausearne l'universo, n1entre i pochissimi indipendenti gc1nevano,s'isolavano, e filosofavano seì1za speranza alcuna. La stessa scuola veneta tenevasi nei 1 in1itidel rispetto, vantava il fatto della propria repubblica con1e una felicissilna eccezione; 1naquando Yenivasi al cin1entodi estenderla, il Giannotti divagava in anacronisrni, il rida in pastorali, lutti in atti di prudenza e in restrizioni mentali, che tenevano le lagune separate dall'Italia e lasciavano .il mondo al successoredi CarroQuinto. Per Boccalini ]a Spagna non è punto terribile, la sua ciclopica statura non gli impone, l'inalberata maestà de' suoi capi lo fa ridere, son essi scen1idi mente, son pretti in1postori, e n1ostra a dito le piaghe, gli interstizj, i vuoti e le illusioni che spaventano da lontano, ma che da vicino destano un'ilarità d' onde nasce uq genere di letteratura che rimane anche aùesso co1ne una consolazione contro le reminiscenze 1nadrilene. Nel parlarvi di quest' allegria che spunta col XVII ._·ccoloio non intendo di digredire nella letteratura di cui ]ascio libero ed intatto il can1poa chi volesse percorrerlo: io rimango nella sfera delle idee politiche e sopratutto di quella politica che sovrasta alle forme, pronta a prenderle o a lasciarle per raggiungere l' intento a cui inflessibilmente mira. Perchè il ridere, o Signori, non è cosa nè ovvia, nè volgare, ·la sua letizia non sorge a caso, non si dispensa capricciosamente, non si comunica a piacimento, e quando fu definito I 'uomo un bipede implu1neche ride, l' ultimo termine dì questa definizio_nea,ccennava ad una I
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