Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- !1:{3 - mirato. Si lascia quindi sotto quest'aspetto riassu1nere in pochissime parole, e quando avetedetto che non crede alla eternità della monarchia spagnuola, che spera nel tradizionale soccorso della Francia, che · ha fiducia nella disinvoltura colla quale gl' Italiani tergiversano fra la Francia e la Spagna, e che vede in un lontano avvenire tutti gli Stati della penisola in un col Pontefice sottratti al predo1niniodi ~ladrid, e restituiti ali' antica loro libertà, voi avrete la quintessenza delle sue idee che se1nbrano spesso svaporare in frizzi di poca portata e in facezie che alla lunga diventano troppo monotone. ~la si definisce il Boccalini con esattezza e propriamente,comediconogli Scolastici,secondo il genere prossimo e l' ultima differenza,considerandolo come l'anima di Scipione Ammirato, come Jo spirito assente dal suo sistema, come il sentimentodeficiente nello scrittore papoletano, e nondimeno irroillJ)ente liberamente contro il re di Madrid. Sotto di quest' aspetto egli brilla di una luce nuova, egli merita di essere collocatonel Panteon de'più illustri Italiani, egli è il primo a burlarsi della dominazione spagnuola. Prima di lui, i più celebri scrittori compresi Macchiavelli,Guicciardini e Cardano, detestavanosenzadubbio e maledivanol'influenza di questa nuova nazione nata per la nostra rovina, ma nessuno sorrideva, nessuno osava pern1ettersiuno scherzo. Troppo terribili ne apparivano le forze, troppo invincibili i capi, troppo legittimi gli antecedenti cesari, p~rchè la satira non se~brasse frivolezza, e i possedimentispagnuoli erano talmente vasti, che per assalirli convenivaquasi uscire dal mondo. Tutti prendevano sul serio il Bottero, e gli apologistidi I

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