Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 406 - accorrere in tutta fretta presso uomini creduti sanissimi dai medici e inopitamente agonizzanti: tutti tremavano in faccia al jettatore cattolico, nè mai si impegnava a resuscitare i n1orti, ed anzi una volta accelerava la fine di una signora per evitarle ulteriori avventure. ~fa se Filippo era il contrapposto di S. Carlo, l'addetto suo Teodoro Bozio era pure l'oppostodi Giovanni Botteroe dimenticava sè stesso a tal segno da sacrificare il proprio ingegno per raggiungere l'artifiziosa perfezione del Vangelo. Lungi dall'essere institutore di principi, o incaricatod'affari esteri, o capo di una ricca abbazia, non solo si spogliava di ogni suo avere, 1na rinunziava agli stessi suoi dilettissimi libri e imponevasila strana missione di insegnare la grammatica ai fanciulli. Spettava a questo spirito serafico di sorpassare il Possevino, il Bellarmino e i gesuiti, -rivedendo di nuovo le dottrine del segretario della repubblica firentina. · Tutti avevano assalito l\tlacchiavelli,ora cavillando sull'uno o sull'altro de' suoi precetti, ora negando da una parte quanto ristabilivano poi dall'altra a profitto della Spagna e perdevansi in censure di dettaglio lasciando il ColossoFirentino immoto sulla sua base. Il povero prete dell' Oratorio lo piglia di fronte e lo ferisce sul punto dove tutti lo credevano invulnerabile, quando egli mostravala debolezzadel Pontefice, l'anarchia dell'Italia, le sciaguredelle città nostre sempre in b alìa delle armate straniere. L'Italia, risponde umilmente l'oratoriano,non è mai stata più felice che sotto gli attuali pontefici. .Sorridevanoi Macchiavellistiall'intendere le frateschelodi di un'epoca si vergognosa secondo ogni classica dottrina:

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