"9 - u'- - tore) e che? disprezzate voi la repubblica, disconoscete ,-oi i prodigj delle città italiane affidate alle virtù dei cittadini? volgete voi il tergo alle virtù romane, che il genere umano ammira? sì, risponde la teoria del Dottore, l'ottimo è nemico del bene, e se volete sfuggire ai mali della tirannia cercate non nella repubblica, non negli altri governi, ma nella stessa n10narchia il rimedio d' ogni male. E qui i tanti casi svariati delle città italiane, dove coll'andare del tempo i diversi tiranni che si erano innalzati grondanti di sangue in mezzo ad una vittoria guelfa o ghibellina, ' eransi poi lentamente moderati ed avevano acquietatì i loro proprj f~rori mirando ad un pacificodominio in un interesse proprio senza dubbio, ma accetto alle moltitudini, senza essere accennati, sono astratti, generalizzati dal Dottore, applicati allo stato generico di cui solo si preoccupa, e volti ad insegnare scolasticamente la lunga serie dei modi coi quali si può trasformare il tiranno in un re. - In ogni caso si deve preferire il male determinato della tirannia alle indeterminate catastrofi delle ribellioni, e se le rin1ostranze, se l'obbedienza, se l'appello ad un superiore sono impo_tentio impossibili, si ricordi ogni Bruto che il giudice supremo delle tirannie sta nel cielo. · •.. Ma l'Angelo della scuola non può pensare allo Stato senza pensare nel tempo stesso alla più grande associazione della cristianità che abbraccia tutti gli Stati, e condotto da' suoi giudizj od anche_,se volete, dai pregiudizj suoi trasporta il moto dialettico di Aristotele in un campo che abbraccia l' intiera umanità. Aveva già detto Aristotele, che lo Stato intende ad attuare la giustizia, che in essa i governanti e
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