Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 105 - sica che fece la rivoluzionedi Palestrina sotto il suo consiglio, attestano eh' egli merita di essere rispettato qual riformatore.Se il filosofolamenta di veder le popolazionial seguito di uomini nemici della libertà di coscienza, non sarebbe uomochi non riconoscesse la carità o il disinteresse anche quando fanno batter il cuore dei nemici suoi. Ora, o Signori, mentre il santo milanese aveva nella sua qualità di politico al proprio seg:uitoGiovanni Bottero, cui lasciava le cure dell' umana rnalizi~, un altro santo regnava sulle imaginazionidel1' Italia centrale, e come suole avvenire che ivi si capovolgonole ide~ dell'alta Italia e si procede coi guelfiquandoMilanoè ghibellinao colle repubbliche quando la Lombardiaè monarchica, S. FilippoNeri riservata per sè l'indispensabile dose di furberia che anima e sostiene gli affari, lasciava al contrario all'uno de' suoi addetti, Teodoro Bozio, il merito di essere una personificazionedelrumilta e dell'innocenza. Il santo era pronto, avveduto, acutissimo e veramentefirentino; i papi, i cardinali lo riverivano, .g~ibaciavanola ma~o,non potevano da lui staccarsi, e ogni loro conversazionesecreta con Filippo durava lunghissimeore. Il santo antivedevatutto, e indovinava i più reconditipensieri in modoche e penitenti e devoti e conoscenti trovavansidinanzi a lui come esseri translucidi senza la difesadel secreto.Il santo, per giudicarlodai miracoli che sonopure le più importanti azioni dei santi, e quindi quelle in cui maggiormentesvelasi il loro carattere, il santo, dico,era dotato di spirìtoprofeticoe all'uno predicevala tiara, .all'altro il cardinalato, e chi trovavasi sollecitatoa fare le sue devozioniperchè vicinoa morire, chi ad •

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