Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- .\02 - Essendo il Ponteficeprincipio primo della federa- "Zioneitaliana, stabilito fino dai primi giorni del me- -dio evo, al fine di render impossibile ogni tirannide interna ed esterna, sua missione principale essendo stata di resistere ai Goti, ai Longobardi, ai Franchi, ai Berengarj,agli Arduini, agli Scaligeri, ai Visconti, agli Angioini, ai Venezianied a quanti mai avevano voluto stendere il manto di un'arida uniformità su tutti i centri onde sottometterli al falso imperio di un solo capo, non vi rechi meraviglia, o Signori, che io cominciquesta mia lezione, col parlarvi degli -apologistidella Chiesa, ed anzi dei militi del Pontefice, dei membri della Società di Gesù. Se eransi i gesuiti impiantati sul suolo italiano,e se erano giunti a trarre dall'idea ascetica e cavalleresca di Loyola una specie di società univ~rsale, rapida, .abilissima, utopista nelle sue temerità e d'una prudenza inYulnerabile nel suo procedere, dovevano ,essi la loro fortuna al principio di far rivivere la dominazione universale di Roma,e comunque alterato, franteso e sconvolto questo principio che toccara tutte le idee del mondo intellettuale e tutti i popoli -del globo terracqueo, non poteva lasciarsi confiscare nè dal re cattolico, nè dalla nazione Ispanica, nè ··dall'eccentricacapitale di Madrid, nè dall'equivoca .alterezzadei•governatori di Napoli, di Milano e di Palermo. Quindi nell'atto in cui il re cattolico Fi- . lippo II stringe viemaggiormente il suo dominioper _giungerepiù presto alle ultime conseguenze della monarchia universale, nell'atto in cui l'inquisizione dispiega le sue atroci risorse quasi minacciando di trattare gli Italiani come i l\'Iori n Spagna, nell'atto in cui, io dico, la gran società dei Domenicanicrede

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