Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

/ - 397 - 11ano, dal Canonieri, dal Bonaventura, dal Chiaramonti , neppure possiam dedurne la definizione di questa scienza sciagurata che .non può essere, nè, .comela dice il Bottero, una notizia di mezzi atti a conservare e ad ampliare lo Stato; nè, secondo leespressioni del Frachetta, una diretta regola, con la quale si governano_lecose in modo utile ai regnanti; nè, per citare il Bonaventura, una consultazione sul maggior bene del governo politico; nè, per se-• guire il Zinano, un'arte di signoreggiaregli Stati al fine di conservarli; nè , per adottare· una frase del Mantegonio,una particolar specie di prudenza ; nè, per accettare una parola del Canonieri, un necessario eccesso del giure.La misteriosae versatile compagine di tanti precetti, al fine di p~rpetuareogni situazione politica sfugge ad ogni sforzo per afferrarne il genere prossimo e l'ultima differenza. Son false, son monche ed inconsistentiquesteteorie artifiziosamentc forrnulatecol concetto isolato,e quindi inamn1issibilc di conservare cioè di favorire ogni governo stabilito contro ogni causa, ogni moto sconosciuto, e dopo letti e riletti sì lunghi dibattirnenti, volendo esprimere il nostro pensiero con esattezza, siamo ancora ricondotti a presentarlo come ci si offriva per l~ prima volta nella mente in presenza di ~lacchiavelli ed a chiedere di nuovo, come se nessun avesse risposto, se esista realmente l'arte doppia di fare e disfare gli Stati , di fondare e distruggere le monarchie, di incatenare la fortuna al seguito di pochi eletti, e di comandare alle religioni, ai principj, alle civiltà. Qualoraesista l'arte del fondare, esisterà pur quella del conservare,e sarà pu.rela conservazionemeritevole quanto una continuacreazione,ed ai negro-

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