Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 396 - il Sovrano nella gerarchia dei vassalli, uno l'esercit~ nella superiorità del Comando, uno il mondo nella soppressione generale delle libertà, onde la concordia non fosse turbata; e quando la Sainte-Barthelemy rese realmente una e terribile anche la Francia,. ingelosita l'Italia Iberica e resa riflessiva,volle spie-- garsi scientificamentela grande unità di CarloV costitita a difesa del Papato e dell'Impero, i due perni dell' antica nostra supremazia. Quindi il segretario di S. Carlo inaugurava una nuova letteratura, tristamente meditabonda, quindi i suoi nuinerosi discepoli esageravano i ifettì di questo principe delle mediocrità, e quindi le nuove teorie si estendevano sub-- dolamente armate contro ogni insurrezione. Maqual è, o Signori, il valore di questa disonoranteletteratura? qual merito possian10 noi ritonoscerle anche perdonandole l'immoralità, la contraddizione e l'ipocrisia che pur distrugge la scienza? Essa non ha idee se non quelle carpite al segretario di Fi-- renze, non ha teoria nell'alto senso della parola., perchè la sua utopia consiste nel fatto compiuto, nè l'oltrepassa d'un filo; non ha splendore perchè gH uomini suoi altro non formano che la genclermeria dei governi stabiliti; il titolo stesso di 1,lagiondi Stato, questa speciosa parola che ferma il pensiero, non le appartiene, e per rinvenirne l'autore dobbiamo risalire al di là della Sainte-Barthelemy,ed ascoltara nell'atmosfera ancor pura della vecchia Italia, la voce di monsignor della Casa; che rirnproverandoa CarloV di non restituire Piacenza al Poqtefice, gli diceya che in ciòseguiva le false massilne invano cooncstat.e coll'altero titolodi Ragion cli Stato. - Quantoalla sua misera Scolastica, sì tortuosamente discussa dal Zi--

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