I che a quella di Carlo d'Angiò. Il pensiero puro lo attrae, lo inspira, lo innalza, lo isola, lo piomba in un sonnabolisimo, nel quale il monologo della sua dottrina non risponde che alle obbiezioni spontanearnente sorte nella mente sua. l\1 Ia la rivoluzione lo trasporta, l'obbliga a rappresentarla, gli accorda il dono del genio e la condizionedi capitanarla contro le divisioni della repubblica italiana, e mentre sembra sormontare le proprie obbiezioni egli risponde alle grida delle plebi che desiderano la liberazione del despotismo. Seguiamo il Dottoreangelico.Perchè proclama egli il dominio di un sol capo? Perchè con esso si raggiunge lo scopo supremo della pace, senza del quale ogni altro .beneè illusorio e la societàstessan1inacciata. - Perchè ubbidire ad un re, me_ntred_uevalgono più di uno? Perchè la natura ci mostra la pace nell'alveare delle api e non nello stato esposto ai quattro venti di un parlamento. - Non siamo noi esposti colla monarchia al più grande dei flagelli, la tirannia, che sì spesso sgorga dal don1iniodi un sol uomo? Questo fantasma non spaventava già il maestro d'Alessandro, per cui egli riservava la forma del regno all'unico caso, nel quale il capo fosse dotato d'un genio sovraumano? No, risponde S. Tomaso, si preferisca la monarchia, si ubbidisca al re, si ubbidisca se occorre al tiranno, perchè almeno nella tirannia voi trovate la pace, mentre le repubbliche moltiplicando appunto i tiranni e facendo de' loro capi altrettanti re in potenza,si condannano al perpetuotormento della guerra civile. --. E che? ( continua l'obbiezione scolastica, facendorisorgere di continuo la dolce illusione della libertà in faccia alle spietate tesi del Dot-
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