- 39\ - ammansata la ferociadi quei tempi; gli duole altresì della musica italiana de' tempi suoi, e dichiarandola. troppo dolce ed effernminata, vorrebbe sostituire i canti francesì e tedeschi alle melodie ~ei Napoletani e dei ,r eneziani troppo svenevoli e an1orose. Sfortunatamente non è padrone di sè stesso, il fato Io trae, convien che entri nel pelago delle distin-- zioni, delle definizioni, che discute con tutti gli scrittori anteriori, di cui critica fin le critiche e si smarrisce il suo ingegno fra i luoghi comuni, a cui inutilmente tenta di dare nuovo aspetto, inquadrandoli in fittizie ed artifiziose distinzioni sul vero, apparente, ordinario e straordinario, cui vanan1ente· contrappone l'utile pari1nente quadripartito in vero,. apparente, ordinario e straordinario. Col Chiaramonti io darò termine, o Sign_ori,alla rivista dei discepoli di Bottero,prevenendovi che ho seguito l'ordine della materia, e che vi ho fatto conoscere i trattati che portavanoin fronte il 1nisterioso titolo della Ragion di Stato. - Se difficile era il mostrare i fili coi quali si passa dall'uno all'altro, e lo staccarli dalle varie correnti che Ii trasportano in sensi diversi simili a corpi troppo leggieri perchè se ne possano calcolare i moti, altri numerosi scrittori loro contemporaneisi framettonopure ad essi perl'analogia delle idee, per l'unanimità delle tendenze,. e per l' inanità dei libri loro. Ma posso io parlarvi del· ravennate l\'Iancinoche tratta del papa comeun francescano del XIII ~ecolo? Vale la pena dell'opera il mostrarvi le differenzetra il ravennate Mancino e· l'alessandrinQGambarutinon meno cieconell'ossequio verso il Papato? Dovròio spiegarvi il Gramignaquando separa il re dal tiranno con cento luoghi con1uni ?· •
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