- 391 - supreme della natura, della società, della guerra e della pace per conchiudere che è il logos di Platonesuperiore a tutte e altre nazioni. Dopo tanta accuratezza, per cui si crede che illibato veleggi nel1' empireo della morale d' onde scendono i migliori governi sulla terra ci troviamocomepresso Spontone o Brusantini alla conclusione che è sempre lecito uccidere il nemico con astuzia e con inganno, e l' esempio di Giuditta che tradisce Oloferne~per essere biblico, non distuona da quelli che s'incontrano nelle più amare pagine dei politici immorali. Tutti parlava-ço,tutti discutevano della Ragion di Stato; i dotti, gli indotti volevanoconoscerla, e Zuc-- coli che le consacra un suo brevissimoscritto, dice, che gli stessi artigiani ne formavano l' oggeto dei loro dibattimenti nelle taverne. Egli se ne sbriga in due arole , dicendo che buona è 1 a Ragiondi Stato che difendeun buon governo,mala se ne difendeun malo. Ma questo lampo di luce equivoca si spegne subito nel veroso trattato del Settala medico milanese, il quale fa passare tutti i precetti della politica Botteriana a traverso le orme aristotelichedei buoni e de' cattivi reggimenti. Fra i mezzi da lui consigliati al principe, vedia1no le 9pie, le guardie estere, l'avvedimentodi scambiare il pane a tavolaed altre precauzioni, le quali danno una singolare idea delle difficoltà che incontra l'igiene monarchica. Simile al Bottero, nell' odio suo pacatissimo ed inflessibile contro gli eretici, il medico milanese predica pure le stesse repressioni non solo per motivi di coscienza, ma anche per gusto, per classicismo, direi quasi per petrarchismo, e consiglia d' imitare i Greci, i Romani ed i Chinesi che hanno semjG
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