Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

/ - 389 - Brusantini da Modena che esamina lo Stato nei tre casi di pace, di guerra sospettat~ e di guerra aperta~ Egli Tuol~ che chi governasia vendicativo e incontentabile, che non perdoni le ingiurie fatte o con la lingua o con la 1nanocontro Dio e contro la·Maria Verginegloriosa; nella sua meµt~ i santi e i principi stanno allo stesso livello; e, pieno di religione o meglio d'ipocrisia, ad ogni pagina dà nelle smanie leggendoMacchiavelli,che col sol~to stravolgimento produce esattamente in ogni conclusione. Nefando per lui è il politicofirentino che loda CesareBorgia, non gli si parli ~'i togliere la vita ai capi spodestati; non devonsi trucidare, no, ma meritan9la morte o per essersi rivoltati, o per aver mancato di fede, o per aver commessidelitti; non devonsino deportare gli abitanti degli Stati conquistati, ma urge di trasportarliben lungi; non si ripeta conMacchiavelli necessaria la distruzione di certe città, ma sia sollecito il principe a depauperarledei miglioriabitanti, a distruggerlemoralmentee fisicamente.La perfidia scorre nel sangue di questo nobile modenesemescolata alla contraddizione,all'albagia aristocratica, al genio cupido ed interessato,~ed a non so qual odio di razza'Control'eresia, che gli sembra le millevolte più mostruosa del tradimento. Egli non parla che di reprimere,di castigare,e « badino bene i goverp.i, » esclama, a quellochefanno, poichè non castigando • andranno a casa del diavoloper i peccatialtrui. • La mediocrità s\ fa sempre più volgare, diffusa e metodica col genoveseCanonieri,che dice la politica ; esser la più nobile di t~tte le scienze per. venti ragioni, e tra le altre, t.0 perchè Dioè capo della po-- lizia, 2." perchè essa conferisceonori, impieghi, diI

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